Ho provato la Dubblefilm Jelly: la pellicola analogica che non puoi controllare
All'inizio del mio percorso fotografico ero affascinato dal mondo delle pellicole sperimentali — ne avevo sentito parlare in qualche video su YouTube e volevo assolutamente provarle. Il problema è che a Trento non esistevano negozi che le vendessero, quindi ho fatto come si fa oggi: ho cercato online e ho trovato la Dubblefilm Jelly.
Prima di acquistarla avevo già visto alcune foto di esempio e me ne ero subito innamorato. Quello che mi affascinava di più era sapere che una parte del processo sarebbe stata completamente fuori dal mio controllo: colori casuali pre-esposti sulla pellicola che si sarebbero sovrapposti ai miei scatti in modo imprevedibile. Se dovessi spiegare cos'è la Dubblefilm Jelly a qualcuno con una sola frase, direi che è una pellicola analogica che ha fatto uso di sostanze allucinogene — nel senso migliore possibile.
Informazioni
La Dubblefilm Jelly è una pellicola 35mm da 24 esposizioni, sviluppabile con il classico processo C41 (lo stesso delle pellicole colore standard, quindi puoi farla sviluppare ovunque). Se togli l'etichetta colorata, trovi la scritta Kodacolor 200 — e questo svela il segreto: Dubblefilm acquista pellicole esistenti e, prima di venderle, le espone con macchinari specifici a luci colorate. Questi "party tones" — come recita la scritta sul rullino — si sovrapporranno poi ai tuoi scatti creando quella doppia esposizione cromatica caratteristica.
Quando l'ho scoperto mi ha sorpreso: pensavo fosse una pellicola creata da zero appositamente. In realtà è un approccio intelligente: dare nuova vita a pellicole che altrimenti potrebbero non essere mai utilizzate, aggiungendo però uno strato creativo e imprevedibile. Non è l'unico brand a farlo — è un'intera filosofia nel mondo della fotografia analogica sperimentale, e vale la pena esplorarla.
Una cosa pratica da sapere: il codice DX sul rullino non viene coperto dall'etichetta, quindi la tua fotocamera lo leggerà e imposterà automaticamente l'ISO a 200. Nessuna regolazione manuale necessaria.
La mia esperienza
Le foto che vedete in questo articolo sono state scattate a Valeggio sul Mincio nel 2019, durante una visita al meraviglioso Parco Sigurtà. Guardando il rullino sviluppato però mi accorgo che solo uno scatto è stato fatto all'interno del parco — il resto sono immagini nate passeggiando per le strade del paese, in cerca di soggetti interessanti.
Era uno dei miei primi approcci seri alla fotografia analogica e si vede: molte foto risultano sovraesposte, probabilmente per inesperienza nella gestione di una pellicola con queste caratteristiche, o forse per qualche problema con la Yashica Electro 35 GSN. Era una delle prime fotocamere analogiche che avevo usato, ancora in fase di esplorazione.
Ricordo che durante quella passeggiata pensavo a Luigi Ghirri — uno dei suoi soggetti ricorrenti sono le porte dei campi da calcio, e non ho resistito: uno dei primi scatti del rullino è proprio quello. Un piccolo omaggio consapevole a uno dei fotografi che in quel periodo mi stava influenzando di più.
Consigli pratici
La cosa più importante che ho imparato — anche a mie spese — è che questa pellicola va leggermente sottoesposta. Gli effetti colorati si nascondono nelle ombre: più luce dai, più i colori pre-esposti svaniscono. Le mie foto di Valeggio ne sono la dimostrazione diretta: molti scatti erano sovraesposti e i colori risultavano quasi invisibili.
Attenzione anche al cielo: essendo una zona naturalmente luminosa e piatta, tende a "mangiare" le infiltrazioni colorate. Cerca soggetti con più contrasto e profondità.
I fasci colorati corrono orizzontalmente lungo la pellicola, quindi ti conviene sperimentare sia con inquadrature orizzontali che verticali — otterrai combinazioni diverse e spesso sorprendenti.
Se il tuo obiettivo lo permette, prova ad aprire il diaframma a valori bassi come f/2.8: il bokeh tende a "fondere" i colori tra loro in modo morbido, creando un effetto ancora più onirico. Non l'ho provato personalmente su questo rullino, ma è un consiglio che circolava nella community e che trovo sensato.
Infine, il consiglio più importante: accetta l'imprevedibilità. Non puoi sapere dove appariranno i colori e con quale intensità. Scegli soggetti che possano funzionare anche senza l'effetto, e lascia che la pellicola faccia la sua parte.
Vale la pena comprarla?
Dipende da cosa cerchi. Se la ricomprassi oggi — e a dirla tutta ho trovato nella scatola dei rullini una Jelly e una Monsoon che avevo completamente dimenticato di avere, probabilmente acquistate insieme e poi accantonate proprio per il risultato un po' incerto di questo rullino — lo farei con uno scopo preciso. Sommare troppa imprevedibilità senza un'intenzione chiara è rischioso: rischi di non capire cosa è andato storto e cosa no.
È adatta anche a un principiante, ma solo se si legge bene le linee guida prima di scattare. Non è una pellicola da usare a caso.
Sul prezzo: ormai i costi delle pellicole sono lievitati ovunque, e questi prodotti semi-artigianali hanno una filiera che giustifica uno sforzo economico maggiore. I bei tempi dei prezzi bassi temo siano finiti, almeno per il momento.
Ma la cosa più importante che ho capito guardando queste foto è un'altra: nessuna di queste immagini mi delude davvero. Forse la mia inesperienza ha influito, ma non ha senso colpevolizzarsi. La fotografia analogica è una ricerca, e fare errori fa parte del processo di crescita — se così si possono chiamare errori. Le riguardo con piacere proprio perché esistono. Se avessi avuto troppa paura di usare quella pellicola, non potrei né vederle né ricordarle. E nemmeno questo articolo esisterebbe.
Conclusione
Se stai pensando di provare la Dubblefilm Jelly, il mio consiglio è di farlo — con la consapevolezza di quello che hai letto. Non è una pellicola per chi vuole il controllo totale, ma per chi è disposto a condividere il risultato finale con qualcosa di imprevedibile.
Ho ancora una Jelly e una Monsoon da usare, e questa volta l'approccio sarà diverso: più esperienza, soggetti scelti con più cura e magari un video per raccontare il processo dall'inizio alla fine. Se il progetto prende forma lo trovate sul mio canale YouTube.
Se hai domande o vuoi raccontarmi la tua esperienza con pellicole sperimentali, lascia un commento qui sotto o scrivimi su Instagram. Sono curioso di sapere cosa ne pensi.